Un rumore strano,insolito,cupo e metallico. Metallico come lo scorrere delle ruote sui binari,metallico come il rumore dei pistoni dentro al cilindro,metallico come la cremagliera che entra in azione. Quando passa una vettura della Ferrovia Calabro Lucana,più comunemente la Calabro,è questo il rumore che riesci a sentire. Il rumore di quella che oggi non è nient’altro che la metropolitana di superficie della Città di Catanzaro,ma che ai tempi della sua realizzazione era nata come una “metropolitana di superficie” di quasi 1300 km. Per tanta gente è solo una normale ferrovia,ammasso di ferraglia freddo e utile solo ai propri comodi,per gli appassionati invece rappresenta un tuffo nel passato. Entrare in una stazione della Calabro dà una sensazione strana a chi di treni ne ha il pallino. Un tuffo nel passato,appunto,quasi come se nel controllore di turno vedessi il nonno col paniere pieno di uova fresche attendere il treno che lo avrebbe portato nel suo paesino sperduto nelle montagne,o tuo padre mentre si dava i primi baci con tua madre. Tutto contornato dalla biglietteria ancora attiva e le strutture risalenti ai primi anni ’60 (mentre Trenitalia provvede a rinnovare tutto spudoratamente senza preservare nulla di storico),e quelle piccole automotrici M2 e M4 piccole e così chiassose,simili alle ALn60 del primo dopoguerra. Una ferrovia bella e dannata,piccola e grande allo stesso tempo. Una piccola favola. La storia della Ferrovia Calabro Lucana è travagliata quanto affascinante,fatta di un sogno che ha una cosa in comune con tanti di quelli che vengono espressi dalla gente del Sud: non è andata come si sarebbe voluto,e potuto. Il progetto nasce formalmente nel 1905,quando la Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo,privata delle linee passate in mano alle FS,doveva trovare un modo per investire l’enorme capitale rimasto nelle casse societarie (chissà come si sarebbe trovata la SSFM di questi tempi…),e fu l’idea di collegare tutto il Meridione tramite una fitta ed efficiente rete di strade ferrate separate (se non tratti in terza rotaia) da quelle FS a rappresentare la soluzione. Si voleva costruire una linea che,sull’asse Bari – Gioia Tauro,collegasse tutti i maggiori centri con le piccole frazioni,i paesini sperduti,in modo da incentivare l’economia dell’intera zona percorsa dalle FCL. Ma il sogno non durò molto. Improvvisamente si smettè di sognare,e con un’occhio ai costi di realizzazione e di gestione,si adottò un’enorme ridimensionamento. Dei 1271 km previsti se ne costruirono 765,per lo più rami senza sbocco. E nonostante ciò,erano state realizzate opere ingegneristiche di prim’ordine e uniche in Italia,come la galleria a spirale tra Castelluccio Inferiore e Superiore o il viadotto Serra,costruito in mattoni,a Lagonegro (visibile dalla A3,un’opera davvero imponente),entrambi facenti parte della linea Lagonegro – Spezzano,soppressa nel 1977. Insieme alla Lagonegro – Spezzano,furono in seguito soppresse la Atena – Marsiconuovo e la Palmi – Sinopoli,mentre la Camigliatello – S. Giovanni in Fiore è attiva solo per servizi a scopo turistico. Oggi le Ferrovie Calabro Lucane si sono scisse in Ferrovie della Calabria (linee Cosenza-Soveria Mannelli-Catanzaro Lido e Gioia Tauro-Taurianova) e Ferrovie Appulo Lucane (linee Bari-Altamura-Matera e Potenza-Altamura),e svolgono servizi prevalentemente passeggeri pendolari,anche se la bellezza di certe linee (come la Catanzaro Città-Soveria Mannelli,immersa nei boschi della Sila con paesaggi mozzafiato) porta un modesto richiamo turistico per la linea. Recentemente si sono apportate migliorie alla linea,dotandola di sistemi di segnalamento automatico aumentandone così la sicurezza. Che ora,mischiata all’utilità e al fascino che esercita,la rende una ferrovia davvero diversa dalle altre. Piccola,quasi strana,e così affascinante,così attraente. Proprio come quel rumore metallico.
Vittorio Lascala


